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Valli Argentina e Armea - Un mondo di tradizioni
Una tradizione viva, anzi vivace...
Se in città tutto è omologato all'insegna di una frenetica modernità, nei paesi della valle è ancora forte il gusto del passato e la voglia di mantenere ben salde le tradizioni autentiche. Ecco allora che, alle feste di antichissima origine legate al mondo agricolo e pastorale, si affiancano rievocazioni storiche in costume, oppure emozionanti riti religiosi accompagnati da cori, o rievocazioni di spaventosi processi alle streghe... Anche i cibi, i profumi e i sapori vengono protetti e preservati nella loro antica genuinità. Del resto, qui, il rispetto della tradizione significa qualità della vita.

E il lavoro paziente dell'uomo diede un volto alla terra

A ritroso nel tempo, sul finire del XV secolo, ci imbattiamo in un monastero benedettino, nei pressi di Taggia... All'esterno, monaci operosi pregano e lavorano nei campi... Grazie a questi monaci si compì, in effetti, un'autentica rinascita del territorio: l'agricoltura si rianimò, riprese il commercio, rifiorì l'arte. Furono inaugurate pratiche di coltivazione e di uso dell'ambiente che nel corso dei secoli daranno una forma tipica e inconfondibile a questo territorio.

La civiltà della pietra a secco

L'intero Ponente ligure, un territorio compresso, in ripido pendio tra mare e monti, è ben noto per la scarsità di terreno pianeggiante. L'agricoltore, comunque, con ingegno e paziente fatica, conquistò suolo coltivabile lungo i fianchi della montagna, costruendo i noti terrazzamenti, sostenuti da muri a secco, che costituiscono una delle inconfondibili caratteristiche della zona.

Viti, ulivi e castagni

Questo paesaggio così peculiare e affascinante si estende dal mare fino ai pascoli di Triora e di Carpasio. Qui, insieme alla pastorizia, la coltura dell'ulivo fu per secoli la fonte principale di ricchezza. Vite e ortaggi da sempre costituirono un'importante forma di sostentamento nell'economia familiare. Le castagne raccolte e conservate per l'inverno, il latte, i fichi, furono per lungo tempo fonte primaria di alimentazione. Nel XX secolo l'economia dei paesi dell'entroterra subisce una profonda trasformazione dovuta anche al progressivo spopolamento dei borghi e ai flussi migratori della popolazione locale verso i paesi costieri.
La pastorizia, un tempo risorsa economica importante della zona, è oggi ridotta a poche greggi e a qualche mandria. Continuano però sempre ad essere ricercati burro, formaggi e il piccante "bruzzu" di Triora, come preziosità gastronomiche dell'alta valle. La coltura dell'ulivo, come in passato, è ancora diffusa nelle medie valli. Ceriana e Badalucco sono note come importanti centri di produzione dell'olio extravergine di oliva, con commercializzazione del prodotto anche oltreoceano, insieme ad una grande varietà di prodotti gastronomici collegati (olive in salamoia, pasta di olive, specialità diverse sott'olio...).

Un mondo profumato

Lungo la fascia costiera, l'economia locale è dominata dalla floricoltura: a Taggia si coltivano il verde ornamentale e le violette, a Castellaro e Pompeiana garofani, rose, crisantemi e strelitzie, a Terzorio gerbere, anemoni e margherite. A Carpasio e più in su verso i prati di San Bernardo, fiorisce spontanea l'odorosa lavanda, ottima per le essenze.

Memoria del passato... e qualità del presente

Al ritmo naturale delle stagioni e alla fertilità della terra sono legate molte feste e ricorrenze, di remota origine contadina, che animano le valli Armea e Argentina, talora mescolando, in un emozionante contrasto, elementi pagani e cristiani. Numerose sono le feste patronali - e le sagre estive - in cui la memoria del passato passa anche attraverso la riscoperta e la tutela del cibo autentico: le specialità gastronomiche locali vengono riproposte secondo sapienti e antiche ricette, utilizzando i genuini prodotti del luogo... ed è una festa per il gusto!

Le tradizioni religiose e pastorali

Nella valle Argentina e nella valle Armea permangono feste tradizionali legate alla vita pastorale, all'attività agricola, alla religione, ed alla rievocazione di eventi storici. In occasione delle festività natalizie, a Triora si accendono i falò; a Montalto Ligure e a Carpasio, in un'intensa cerimonia durante la messa di mezzanotte, si offrono agnelli e capretti. Le loro origini di un mondo pastorale, ormai dissolto, si rinnovano nell'annuale raduno, al Santuario di San Giovanni dei Prati (Molini di Triora), nel giorno della tradizionale salita delle mandrie all'alpeggio (24 giugno). A Taggia, la domenica più vicina al 22 luglio (festa della Maddalena), ha luogo la festa contadina, di evidenti origini pagane, dedicata alla rievocazione del ciclo morte e della rinascita della natura: l'emozionante "danza della morte" viene eseguita da uomini in costume, al suono di una tarantella, mimando il corteggiamento di una giovane che, improvvisamente morta, viene riportata alla vita ricoprendone il corpo con spighe di lavanda.

Le radici della storia e la religiosità di un popolo

Le feste traggono spesso le loro origini da episodi della storia o dalla religiosità di un popolo. Così avviene per Taggia, nel mese di febbraio di ogni anno con due significativi appuntamenti. La sera del sabato più vicino al 12 febbraio viene ricordato lo scampato pericolo della città dalle truppe del Duca di Savoia grazie alla protezione del santo compatriota Benedetto Revelli: si accendono, in tutti i quartieri, giganteschi falò che ardono per tutta notte, si aprono all'ospitalità le antiche cantine, ove i forestieri trovano ottimo vino e cibi confezionati su ricette tradizionali. La domenica successiva, le celebrazioni proseguono con un grandioso corteo storico in costumi di foggia secentesca e con quadri viventi della vita tabiese del 1600.
A Ceriana, il suono di lunghi corni, ricavati dalla corteccia degli alberi di castagno, avvolti a spirale, annunciano le cerimonie religiose del Giovedì e del Venerdì Santo. Una suggestiva processione, con la partecipazione di penitenti incappucciati, animata dalle Confraternite dei Rossi (chiesa di Santa Caterina), degli Azzurri (chiesa della Visitazione), dei Verdi (chiesa di Santa Marta) e dalla Compagnia dei Neri (o della Misericordia), che cantano i loro Miserere, Stabat Mater, Alma contempla, raggiunge, attraversate le vie del borgo, la chiesa parrocchiale sontuosamente infiorata. L'intensa partecipazione popolare, la suggestività dell'ambiente medievale, la bellezza e il vigore dei canti corali fanno della Settimana Santa di Ceriana un evento irripetibile, coinvolgente e affascinante, ricco di una straordinaria carica emotiva.
Per la Pasqua, a Badalucco, si organizza lo "Scotezzo", una sorta di duello in cui gli sfidanti si affrontano con uova: vince il duellante che conserva integro fino alla fine il proprio uovo. È questo un motivo in più per una visita straordinaria a queste valli nel periodo delle festività pasquali. Per la domenica in Albis, la domenica successiva la Pasqua, Triora brulica di curiosi e devoti per la processione del Monte.

Le tradizioni gastronomiche

Per il turista in cerca di suggestioni gastronomiche nuove, da vivere anche al di fuori del periodo delle ferie annuali, l'appuntamento è in valle Argentina nel mese di settembre per la "Sagra della Lumaca" di Molini di Triora e il "Festival dello Stoccafisso a Baücôgna" di Badalucco. La cucina dell'intera zona è semplice, ma al tempo stesso fantasiosa, basata su soli ingredienti genuini, di qualità superiore, riscontrabili nel "ciausun" (torta di bietole) di Ceriana, nella "fràndura" (tortino di patate) di Montalto Ligure ed in una colorata varietà di profumate verdure ripiene (fiori di zucca, zucchine, cipolle, melanzane, peperoni), accompagnate da rossi pomidoro essiccati al sole, argentate acciughe sotto sale e olive nere in salamoia. E poi il pane, quel pane scuro e fragrante, a forma rotonda, di Triora, quello d'orzo di Carpasio e i "súgeli" brigaschi di Realdo e Verdeggia, che una volta gustati si fa fatica a dimenticare.

I Benedettini, la "oliva taggiasca" e le "fasce"

Ai Benedettini si attribuisce l'introduzione dell'ulivo - la cui varietà tipica di questi luoghi si chiamerà "taggiasca" - e l'estensione della coltivazione, a fasce, di uliveti e di vigneti in tutto l'entroterra. Oggi quelle stesse fasce accolgono sulle colline costiere pregiate coltivazioni di fiori.


I riflessi argentati dell'ardesia

Una pietra scura, con inconfondibili tonalità argentate di colore nero-grigie... Una pietra tipica di questi luoghi, ben riconoscibile nell'architettura e nell'arte: forse non tutti sanno che a Verdeggia e a Realdo si trovano cave di ardesia dalle quali si estrae a tutt'oggi il 70% dell'intera produzione nazionale, con esportazioni in tutto il mondo di questa pietra rara, bella e severa, dalle caratteristiche uniche, che trova impiego negli usi più disparati: rivestimenti, coperture, pavimenti di interni, ma anche lavagne, mensole e soprattutto lastre per i tavoli da biliardo.


Tra radica e ardesia

È senz'altro da segnalare, per l'elevata qualità, la produzione di pipe e di pregevoli oggetti in radica a Badalucco. Non mancano poi sculture e oggetti ornamentali in ardesia dell'artigianato artistico.

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